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Giobbe
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mwcgGiobbe (in mwcwebraico: אִיּוֹב mwdamwdq'Iyyōbh, in mwdggreco: 'Ιώβ, nella mwdwVulgata: mweaIob [Alcuni mweqPadri della Chiesa anche mwegHiob], in mwewarabo mwfaAyoub ―أيوب Ayyūb―, la variante in mwfqturco è mwfgEyüp, e il significato del suo nome probabilmente è "mwfwosteggiato", che "mwgasopporta le avversità")cite-ref-treccani-2-0[2] è un mwhqpatriarca mwhgidumeo protagonista del mwhwLibro di Giobbecite-ref-3[3], libro dei mwjaKetuvim della mwjqBibbia ebraica e classificato dai mwjgcristiani tra i mwjwlibri sapienziali dell'mwkaAntico Testamento.
Contents
• Note
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Personaggio biblico
Giobbe viene descritto come un uomo giusto, mwoqricchissimo e felice, che viveva piamente la sua vita onorando Dio. Nei primi versetti viene definito come il "mwogmaggiore di tutti gli orientali", a motivo della quantità di bestiame e servitù a sua disposizione. Satana vuole convincere Dio che Giobbe finge di praticare la sua fede ma solo per conservare i suoi mwowbeni materiali con il beneplacito divino.
Allora Dio permette che Satana metta alla prova Giobbe che invece, nonostante i mali che lo travagliano per le prove che mwpqSatana gli fa subire, sopporterà con rassegnazione la perdita dei suoi beni, dei suoi sette figli e tre figlie che moriranno nel crollo della casa di uno di loro e anche le sofferenze dovute alla malattia che lo ha colpito.
Inoltre egli sopporta i rimproveri di tre suoi amici, senza mwpwbestemmiare una sola volta il suo mwqaDio. Dio gli spiegherà in seguito che non bisogna giudicare l'operato divino dal punto di vista umano. Infine lo ristabilirà in tutti i suoi averi raddoppiandoglieli e gli darà di nuovo sette figli e tre figlie.cite-ref-4[4]
Personaggio del Corano
Vedendo la devozione di Giobbe verso Dio, Satana ha deciso di tentarlo senza riuscirci. Satana ha tentato sua moglie Rama con successo; Dio allora lo ha colmato di miserie e ha dovuto soffrire pazientemente.cite-ref-5[5]
Giobbe, la sofferenza del giusto
Giobbe rappresenta la mwwqcontraddizione tra il giusto che soffre senza colpa e il malvagio che invece prospera: egli è la mwwgmetafora di una ricerca della mwwwgiustizia che dovrebbe colpire chi fa il mwxamale e assolvere e premiare chi fa il mwxqbene.
Presso gli mwxwebrei, nel periodo dell'mwyaesilio babilonese vigeva la convinzione che il malvagio venisse giustamente punito con il dolore o la perdita di beni materiali, come effetto immediato, quasi meccanico, delle sue cattive azioni mentre il buono, quando agiva bene, veniva subito premiato con l'abbondanza e la fecondità.
Per gli ebrei, come per le popolazioni mwygsemitiche, l'amicizia dell'uomo giusto con mwywDio è portatrice di una ricompensa terrena. Il caso di un giusto colpito dalla sofferenza doveva essere ritenuto come un incidente limitato nel tempo da superare con la mwzaprudenza, la mwzqpazienza, le mwzgvirtù del mwzwsaggio che avrebbero portato alla fine del dolore e al premio immediato.
Quando si constatava che l'uomo ingiusto godeva e prosperava nonostante la sua malvagità, la mwaqmorale ebraica, come anche quella mwaggreca, come emerge dalle mwawtragedie del ciclo di mwbamwbqEdipo, sosteneva che la fortuna di questi sarebbe stata di breve durata e che la mwbggiustizia divina sarebbe intervenuta a riportare in equilibrio i piatti della bilancia condannando se non lui, la sua progenie secondo il principio che i figli pagano per le colpe dei padri.
Questo poteva accadere anche per il giusto che, forse inconsapevolmente, stava scontando l'effetto di azioni malvagie commesse dai propri padri. Questo quando mwdgGeremia (mwdwVII secolo a.C.), ma soprattutto mweaEzechiele (mweqVI secolo a.C.), avevano invece in modo chiaro detto, in anticipo sul mweglibro di Giobbe, probabilmente del mwewV secolo a.C., che i figli non pagano per le colpe dei padri e i padri non pagano per le colpe dei figli, ma ognuno paga per sé (mwfaEzechiele mwfq14,14-20cite-ref-6[6]).
Nel testo biblico di Giobbe, si nota come il problema del male viene trattato con una totale assenza di mwgwpreconcetti di carattere religioso, che possono spiegare la convinzione di un giusto che paghi per le colpe di altri. La ricerca di Giobbe non si accontenta di spiegazioni superficiali o di quelle della mwhateologia ufficiale, convinta di poter capire Dio e il suo agire secondo principi razionali e teologici.
Questa spregiudicatezza è dovuta soprattutto alla mwhgcultura dello stesso autore; infatti Giobbe, che nel testo risulta vivere in una zona tra l'mwhwArabia e il paese di mwiaEdom, doveva essere in parte non appartenente al mwiqpopolo d'Israele: era probabilmente un ebreo-arabo rappresentante della cultura laica e in quanto mwigscriba, la classe da cui il re prelevava i suoi funzionari, era in contrapposizione alla stessa cultura mwiwsacerdotale ebraica.cite-ref-7[7]
Nel Corano Il mwmgLibro inizia con una rappresentazione del mondo orientale, precisamente arabo, in cui il mwmwsultano si incontra con i propri dignitari, figli dello stesso sultano. Nella trasposizione religiosa il sultano è la metafora di Dio e i suoi figli sono gli mwnaangeli. Nel corso della riunione appare mwnqSatana che viene a dialogare con il sultano-Dio come se fosse uno dei dignitari, un evento in chiara contraddizione con la tradizione biblica della cultura sacerdotale: Satana non può confrontarsi con Dio e addirittura sfidarlo a una scommessa.
Invece nel libro di Giobbe, Satana contraddice e si contrappone a Dio che crede e sa che Giobbe è un uomo integerrimo, che continuerà ad aver fede in lui anche se privato dei suoi averi, al punto che da ricco com'è diverrà povero, o colpito nella sua stessa integrità fisica. Anzi Dio, che ha il potere su tutte le cose in quanto da lui create, addirittura metterà Giobbe nelle mani di Satana, con l'unico obbligo di non ucciderlo.
«Ero sereno e Dio mi ha stritolato, mi ha afferrato la nuca e mi ha sfondato il cranio, ha fatto di me il suo bersaglio. I suoi arcieri prendono la mira su di me, senza pietà egli mi trafigge i reni, per terra versa il mio fiele, apre su di me breccia su breccia, infierisce su di me come un generale trionfatore»
Quindi Giobbe viene colpito senza sapere il perché delle sue sofferenze.
Gli amici Elifaz, Bildad e Zofar che lo vanno a trovare lo rimproverano perché ha accusato Dio e cercano di spiegare il suo dolore affermando che la colpa è stata commessa dai suoi genitori, ed egli quindi sconta la pena per loro (mwqqGiobbe mwqg2,11-13cite-ref-9[9]): questo però significa ammettere che Dio è ingiusto, in quanto sta punendo un innocente.
Ma né gli amici né Giobbe riescono a risolvere il problema del giusto che soffre fino a quando, alla fine del libro, non appare Dio che mette sotto processo lo stesso Giobbe: «Quando io ponevo le fondamenta del mondo, tu dov'eri?» (mwsaGiobbe mwsq38,4cite-ref-10[10]). Dio rivendica la sua mwtgonnipotenza rispetto alla miseria dell'umanità: l'uomo può trovare una risposta al dolore e al male solo decidendo di mwtwaffidarsi a Lui.cite-ref-treccani-2-1[2]
Riflessi culturali
La figura biblica di Giobbe è presente in alcune riflessione dell'opera mwvgmwvwLa ripetizione di mwwaSøren Kierkegaard:
«… Se non avessi Giobbe! […] È impossibile descrivere le sfumature di significato, e la varietà di significati che ha per me. […] Ma avete letto Giobbe? Leggetelo, leggetelo e rileggetelo. […] chi fu toccato e sanato da Dio quanto Giobbe? […] Nel vecchio testamento intero non c’è figura cui accostarsi con tanta fiducia e franchezza e familiarità umane come a Giobbe, perché egli appunto è così umano in tutto, perché risiede in una zona di confine colla poesia. In nessun luogo al mondo la passione del dolore ha trovato un'espressione simile…
»
Nella sua opera mwxwmwyaRisposta a Giobbe del 1952 mwyqCarl Gustav Jung tratta le implicazioni mwygmorali, mwywmitologiche e mwzapsicologiche del mwzqmwzgLibro di Giobbe che egli giudica come lo sviluppo di un "mwzwdramma divino" che contempla per la prima volta la critica di mw0aDio (Gotteskritik). Nella sua opera Jung si scaglia contro la «selvatichezza e perversità divina [di] un Dio smodato nelle sue emozioni… roso dall'ira e dalla gelosia».cite-ref-12[12]
Note
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cite-note-33. ↑ A parte il libro a lui dedicato, nella Bibbia il personaggio viene soltanto citato, senza fornire dati su di esso, tre volte in mw7aEzechiele, XIV, 14, 20, in mw7qTobia, XI, 12, 15, e in mw7gGiacomo, V, 11.
cite-note-44. ↑ mw8g(mw8wmw9aEN) mw9qmw9gJob, in mw9wmw-aJewish Encyclopedia, New York, Funk & Wagnalls, 1901-1906. Articolo di Emil G. Hirsch, M. Seligsohn, Solomon Schechter, Carl Siegfried.
cite-note-55. ↑ mw-amw-qIl Corano, traduzione di Vincenzo Calza, Bastia, Cesare Fabiani, 1847, pp.mw-g 50, 67, 163, 233.
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Bibliografia
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Voci correlate
• mwawqAmor di Dio
• mwawyBene (filosofia)
• mwawgColomba (Bibbia)
• mwawoFede
• mwawwGiusto di Dio
• mwaxaLibro di Giobbe
• mwaxiMale
• mwaxqQuaestio disputata de malo
• mwaxyRisposta a Giobbe
• mwaxgTeodicea
• mwaxoTimor di Dio
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• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Giobbe
Collegamenti esterni
• citereftreccani-itGiobbe, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefbritannica-com(EN) Job, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefsantiebeati-itGiobbe, su Santi, beati e testimoni, santiebeati.it.
• mwayeGiobbe, su laparola.net. URL consultato il 31 maggio 2023.
• mwaymIl libro di Giobbe, su corsobiblico.it. URL consultato il 31 maggio 2023.
• mwayuApprofondimento della Bibbia di G.Ravasi, su novena.it. URL consultato il 22 giugno 2008 (archiviato dall'url originale l'8 maggio 2008).
• mwaycMark A. Copeland commento al Libro di Giobbe (PDF), su esserechiesa.org. URL consultato il 22 giugno 2008 (archiviato dall'url originale il 21 agosto 2008).
• mwaykE. Galavotti, La pazienza di Giobbe, su homolaicus.com. URL consultato il 31 maggio 2023.
• Valutazioni su Giobbe da parte di Dio e nella Bibbia: mwaysGiobbe, su bibbia-it.org. URL consultato il 31 maggio 2023.